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IL NOSTRO TERRITORIO PDF Stampa E-mail

ImageImpossibile fissare in un’unica immagine la molteplicità naturale ed architettonica della provincia azzurra. Laghi, monti, fiumi e cascate. E ancora, fiori, orridi, sentieri e altopiani dalla vista mozzafiato. E laddove la natura lascia spazio alla creatività dell’uomo, ecco i palazzi e gli hotels che fanno rivivere il liberty di fine ‘800, quel tempo in cui il “Grand Tour” sul Lago rappresentava uno dei momenti “clou” del bel mondo europeo. Personaggi illustri e di cultura che hanno passeggiato sui lungolago, hanno vissuto nelle ville patrizie oppure hanno scelto nel Lago Maggiore, d’Orta o nelle vallate ossolane il luogo privilegiato per un soggiorno. Che dire, inoltre, di quei piccoli borghi di montagna che mantengono inalterato il sapore delle tradizioni del passato, oppure del fascino unico ed irripetibile di quei gioielli di natura, architettura e di vita che sono le isole Borromeo? Regna sovrana, incoronando questo angolo del Piemonte Orientale, la catena montuosa delle Alpi Lepontine dove svetta, incontrastata, la cima del Monte Rosa.
Confini fisici, quelli della provincia azzurra, che idealmente si ampliano verso il novarese, laddove l’estremità meridionale del Lago Maggiore accoglie la città di Arona, dominata dal Colosso di San Carlo, da un lato e, dall’altro, sul Lago d’Orta, il suggestivo borgo medievale e l’isola di Orta San Giulio.

ImageUn viaggio che parte dalle sponde del Lago Maggiore percorrendo il flusso delle acque che si muovono calme nei bacini lacustri, ma che nascono impetuose dalle vette del Verbano Cusio Ossola. L’acqua che si impadronisce della natura, la plasma per dare vita a scenari sempre diversi. Dal Maggiore risaliamo verso la valle del Toce e, subito, incontriamo la Riserva di Dormelletto e poi, più a nord, la Riserva di Fondotoce: canneti paludosi in cui vivono le specie più diverse e che conservano intatto un alto grado di biodiversità. Sentieri naturalistici ne permettono la scoperta anche degli angoli più nascosti, quasi a “spiare”, senza farne invasione, quell’unicità naturale dove l’uomo può solo transitare per conoscere, imparare e preservare.
Il fiume Toce lambisce tutta la valle dell’Ossola con il suo fluire calmo formando anse e definendo una sorta di spaccatura idrica che è origine di vita e fonte di energia naturale. Seguendo il suo percorso, si attraversano le valli ossolane, sino ad arrivare alla Cascata del Toce: 143 metri di salto vertiginoso che ne fanno la seconda cascata in Europa. La potenza indiscussa dell’acqua diventa così prepotentemente protagonista di uno degli spettacoli più entusiasmanti che la natura ci può regalare. Ma se la Cascata del Toce esprime tutto il suo impeto in un solo grande balzo, è la Valle di Bognanco ad offrire il maggior numero di cascate dell’intera valle Ossola. E’ chiamata la “valle delle 100 cascate” proprio per definire questa peculiarità del fluire delle acque, tanto pure quanto benefiche e tali da consentire un’intensa attività termale tra maggio ed ottobre. Non meno vivi, anche se non così impetuosi, i laghi alpini, piccole oasi incastonate tra le vette: la Valle Antrona ne è esempio magistrale con il Cingino, un vero specchio per la natura alpina circostante. Ma i laghi in quota, di cui il Verbano Cusio Ossola è ricco, rappresentano quello stacco fondamentale che interrompe il susseguirsi dei percorsi tra le valli.
Acqua, risorsa naturale dai molti benefici. Nel Comune di Premia, in Valle Antigorio,  la presenza di una sorgente di acqua calda è documentata da una bolla pontificia di Papa Paolo IV nel 1556, dove si parla di “rivo di acqua calda”. Un bene naturale così prezioso i cui benefici sono oggi fruibili nelle “Terme di Premia”.

ImageMa se l’acqua è fonte, specchio, impeto ed energia vitale, è l’erosione delle acque di fusione dei ghiacciai a creare quelle insenature naturali dalla suggestione davvero particolare: gli Orridi. Premia, Crodo, Cannobio: 3 località tanto diverse tra loro, quanto accomunate dalla presenza di orridi nati in ere remote ed ancor oggi vere e proprie “medaglie” al merito della natura che, negli orridi appunto, si rivela capace di ricrearsi da se medesima e offrire uno spettacolo di gran lunga superiore all’estro di un genio.
Sono le Alpi Lepontine a circondare, in un abbraccio fatto di dolci pendii, di valli selvagge e di vette severe ed impervie, l’intero Verbano Cusio Ossola.
Parchi in quota di interesse archeologico e mineralogico, oltre che naturalistico. Come lo splendido scenario paesaggistico dell’Alpe Devero e dell’Alpe Veglia, dove la vita faunistica convive con rare colonie di specie in estinzione (come l’aquila reale). Ma anche dove i resti del trapassato preistorico ha lasciato segni tali che la ricerca archeologica e gli studi sono in continuo “work in progress”.
Laddove invece la mano dell’uomo scompare se non per seguire le regole imposte dalla natura è in Valgrande. Teatro di vicende storiche che hanno visto l'uomo attraversarla e viverla in modo intenso durante la Resistenza, oggi questo lembo di terra è privo di insediamenti stabili e di altre infrastrutture moderne: è l'area selvaggia più vasta d’Europa. Rimangono i segni e le tracce del passato e chilometri di sentieri da percorrere con curiosità e massima attenzione. Qui, i raggi del sole penetrano nelle fitte faggete e fanno scintillare le acque cristalline dei numerosi torrenti che la attraversano.
E’ il gruppo montuoso del Rosa, con i 4634 metri della sua vetta più alta, la Punta Dufour, a dominare non solo la perla della Valle Anzasca, Macugnaga, rinomata località turistica e sciistica, ma anche a svettare, incontrastato signore dei monti ossolano.

ImageMonte “Rosa”, perché all’alba ed al tramonto le sue cime si tingono di “rosa”, ma il suo nome deriva dal termine “rouja”, che nell’antico dialetto valdostano, significa ghiacciaio. Sul Rosa, sulla Punta Gnifetti per la precisione, sorge il rifugio alpino più alto d’Europa, la Capanna Regina Margherita, a 4554 metri di quota, che, oltre ad accogliere gli alpinisti in escursione, è pure sede di una stazione meteorologica e centro di ricerche sugli effetti dell’alta quota sul corpo umano. La Capanna fu inaugurata il 18 agosto 1883 e costò 17.094 lire e 55 centesimi: la leggenda narra che, il giorno dell’inaugurazione, tutti versarono la tassa di una lira, compreso il direttore dei lavori.
Ma se la catena del Monte Rosa detta le regole delle alte cime, è il Mottarone a rappresentare la meta più vicina e a “portata di mano” per il turismo di giornata. Più che un monte vero e proprio, il Mottarone è un massiccio collinare compreso tra il Lago Maggiore ed il Lago d’Orta dalla cui vetta tondeggiante si può godere di una grandiosa vista che spazia a 360° dalle Alpi Marittime al Monte Rosa, passando per la Pianura Padana ed i Sette Laghi, a cavallo tra Piemonte e Lombardia. Proprio per la sua posizione, il Mottarone è denominato “la montagna dei due laghi”.

Image"Per quanto fantastica e meravigliosa possa essere ed è, l'Isola Bella è tuttavia bellissima." Così, Charles Dickens descrive uno dei gioielli del Lago Maggiore. Ma sono le Isole nel loro insieme a rappresentare le unicità del Verbano e del Lago d’Orta. Ognuna con una specificità ineguagliabile ed ineguagliata nel connubio di natura ed architettura. Laddove la terra emerge dal lago, l’uomo ha saputo rispettarne la conformità, regalandone storia e sapiente coreografia naturalistica. E’ il caso del Palazzo Borromeo e dei suoi giardini.


Ma è pure singolare la maestria dei giardinieri che vivificano i Giardini dell’Isola Madre, un angolo che pare selvaggio, ma che viene scientemente curato. Non sono i giardini, ma il quotidiano dei pescatori ad animare l’omonima isola del Golfo Borromeo del Lago Maggiore: l’isola dei Pescatori.
ImageE le isole sono protagoniste anche nell’Alto Verbano: i Castelli di Cannero, tre isolotti rocciosi su due dei quali si trovano delle rovine di antiche fortificazioni. Furono costruiti fra l’XI ed il XII secolo e denominati “Malpaga”. Sulle acque lacustri circostanti le isole sventola la Bandiera Blu di Legambiente, di cui si fregia il Comune di Cannero, il piccolo centro noto per il grande “appeal” turistico. Si chiamano “Castelli di Cannero”, ma si trovano nel comune di Cannobio, il comune dell’Alto Verbano al confine con il Canton Ticino che, con il proprio nucleo storico, commerciale e turistico, rappresenta una delle mete delle vacanze sul Lago Maggiore più ambite dagli stranieri.
E infine, nel Cusio, l’Isola di Orta San Giulio, dominata dalla Basilica e dal Monastero Mater Ecclesiae, un convento di suore benedettine di clausura. Poco meno di 300 metri di lunghezza dove il silenzio regna protagonista. Di fronte, il borgo antico di Orta, un affascinante paese i cui vicoli vengono calpestati da centinaia di migliaia di visitatori ogni mese dell’anno. Image

Se i giardini sono una delle attrattive delle Isole Borromee, da non sottovalutare il rigoglioso esplodere naturalistico dei tradizionali Giardini delle Ville del Lago Maggiore. Villa Taranto, ad esempio. La notorietà di cui gode in tutto il mondo non dispensa i più frettolosi dal trascorrervi almeno un paio d'ore. L'aspetto odierno del giardino di Villa Taranto non è un frutto spontaneo, ma il risultato, plasmato nel tempo, di una laboriosa elaborazione intrapresa dal Capitano McEacharn nel 1931.
Entrare nei giardini della Villa è come compiere un viaggio attraverso paesi lontani.
Da Verbania a Stresa, per una sosta nel Parco di Villa Pallavicino, che si snoda intorno ad una villa edificata a fine ‘800. Il panorama mozzafiato e la particolare cura nella gestione dello spazio fanno di questo luogo un posto ideale dove trascorrere il tempo libero in armonia con la natura.
E’ il Giardino Botanico Alpinia, sulle colline sovrastanti Stresa, a dominare in un solo colpo d’occhio l’intero Golfo Borromeo. La specializzazione di quest’area naturale è costituita da specie botaniche provenienti dal piano alpino e subalpino delle Alpi.

Un tunnel da record, non tanto per il presente, ma per quanto, nel presente, rappresenta del passato: è il Traforo del Sempione, 19.803 metri per collegare Domodossola a Briga, inaugurato nel 1906 dall’allora Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Tra gli altri, attraverso il Sempione, transitava il celeberrimo Orient Express che collegava Venezia, via Milano, con Parigi. Un percorso su cui hanno viaggiato i “grandi” della cultura e che è stato location per uno dei romanzi “cult” di Agatha Christie. I grandi viaggiatori del secolo scorso non avrebbero avuto altro mezzo se non il treno per spostarsi con comodità attraverso l’Europa e raggiungere quella capitale che, all’epoca, era il cuore pulsante dell’arte e della letteratura del vecchio continente. Image
Un breve cenno al trasporto su rotaie che vede, invece, nella “Vigezzina”, detta anche “centovallina”, la sua espressione locale più caratteristica: da Domodossola a Locarno attraversando la Valle dei Pittori, ovvero la Valle Vigezzo, in funzione dal 1923, e che ancora oggi rappresenta una “punta di diamante” del folklore inserito in uno specifico contesto di viaggio. Neppure nel difficile periodo della repubblica partigiana dell’Ossola, la Vigezzina ha interrotto la propria funzione di collegamento ed oggi rappresenta un’ottica diversa attraverso cui scoprire le bellezze naturalistiche e paesaggistiche della Valle.
La Valle Vigezzo merita una sosta per ammirare l’ampio altopiano, tradizioni e cultura: poche parole per descrivere una delle più belle vallate alpine, naturale congiunzione tra il Passo del Sempione ed il Gottardo. Al centro della Valle, detta dei Pittori, sorge Santa Maria Maggiore, la cui fondazione avvenne prima dell’anno 1000. Ma è la tradizione degli “spazzacamini” ad aver reso Santa Maria Maggiore nota nel mondo. A questa tradizione è dedicato il Museo dello Spazzacamino dove sono ospitati gli attrezzi del mestiere e sono esposte fotografie e testimonianze che illustrano la dura vita di questi professionisti del passato che ricreano la tradizione di questo lavoro durante una suggestiva manifestazione che richiama nella valle spazzacamini provenienti da ogni dove. Un altro “angolo” suggestivo della Valle Vigezzo è Re, un piccolo borgo di montagna dove sorge un maestoso Santuario, a testimonianza del culto della Madonna del Sangue.

ImageNello scendere a lago percorriamo la Valle Cannobina, dove sono stati recuperati antichi percorsi articolati attraverso tappe di diverse lunghezze e difficoltà. Questi tracciati, detti “Circuito di San Carlo”, consentono di percorrere tutta la valle a piedi come avrebbe fatto un viandante ai tempi di San Carlo Borromeo, incrociando solo sporadicamente le moderne strade automobilistiche.
A fare da cerniera tra la pianura Padana e l’arco alpino è poi, nel novarese, la zona collinare del Vergante, un lembo di terra ancora quasi intatto dove sono state istituite tre riserve naturali speciali: il Sacro Monte di Orta, il monte Mesma e il Colle della Torre di Buccione. Arte, fede e storia si sposano con la natura in un tripudio di colori e sensazioni.
Un fascino discreto è quello dell’entroterra di Verbania. Premeno, la località tra le più note della zona perché agli inizi del '900 sorsero numerose colonie per bambini, ospitate nelle ville del luogo. A pochi chilometri da Premeno, Pian di Sole una stazione sciistica ma anche un luogo panoramico che si affaccia verso la sponda lombarda del Lago Maggiore. Alle spalle di Verbania, una Valle conduce nella natura attraverso percorsi selvaggi: la Valle Intrasca, meta di chi ama lo sport camminando nei falsipiani.

ImageIl fascino naturale del paesaggio, unito alle tracce di millenni di storia: siamo a  Mergozzo, piccolo borgo che mantiene inalterato il sapore delle proprie tradizioni. I reperti preistorici, individuati sui terrazzamenti sovrastanti il paese, ed il suo lago dimostrano come l'uomo si sia insediato in queste zone almeno 5.000 anni or sono.
Risalendo verso la valle dell’Ossola, si giunge a Vogogna, fino a qualche tempo fa, passaggio obbligato sulla strada per il Sempione. Il Borgo ha rivestito nell'antichità una rilevante importanza militare, proprio per la sua posizione strategica. Fra il XIV e il XVI secolo, Vogogna prosperò sotto la guida dei Visconti e dei Borromeo, arricchendosi di costruzioni civili e militari. Baluardi di quell’epoca gloriosa, il Castello Visconteo ed il Palazzo Pretorio.

Verbano Cusio Ossola, come palcoscenico di vicende che hanno segnato la storia passata, moderna e contemporanea: le tracce della specificità storica si ritrovano nella Linea Cadorna, costruita tra il 1911 ed il 1916 per proteggere il territorio italiano da un ipotetico attacco tedesco attraverso la neutrale Svizzera. Un complesso sistema difensivo che si estende dalle vallate ossolane fino ai passi orobici. Strade, mulattiere, trincee, postazioni d’artiglieria. E ancora, centri di comando e strutture che, con un gergo attuale, si definirebbero basi logistiche.
Dalla storia vissuta sul campo alla storia dell’arte sacra: i Sacri Monti. Vigila sulla città di Domodossola, il Sacro Monte Calvario, inserito dall’Unesco nel 2003 nell’elenco dei “Patrimoni dell’umanità”. Nel 1656, due frati cappuccini scelsero il colle Mattarella, che sovrasta il capoluogo ossolano, per ospitare il Sacro Monte ed il Calvario. Ma è stata la presenza di Antonio Rosmini, che qui ha camminato da protagonista nel calendario dei suoi tempi difficili a permeare di cultura sacra questo luogo.

Rosmini ha speso la sua esistenza per dimostrare che fede e ragione sono, come ha scritto Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et Ratio, "le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità". Gli insegnamenti rosminiani, peraltro, hanno fatto scuola anche a Stresa, laddove oggi, sorge la biblioteca internazionale di studi rosminiani.
Un secondo Sacro Monte del Verbano Cusio Ossola, inserito tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, è il Sacro Monte di Ghiffa (o Sacro Monte della Santa Trinità), la cui edificazione iniziò tra il XVI ed il XVII secolo. Oggi, il Santuario comprende tre cappelle dedicate a differenti soggetti biblici, e tre altre cappelle più piccole che hanno funzione di oratori.
ImageEsempi eccelsi di arte sacra, li si ritrovano, ancora, nella Chiesa Monumentale di Baceno, in Valle Antigorio, dedicata a San Gaudenzio (primo Vescovo di Novara); mentre, di altrettanto fascino artistico, sono le vetrate della chiesa parrocchiale di Crevoladossola.

Arte come espressione della natura, come storia plasmata dai manufatti creati dall’uomo, come inno alla sacralità. Prospettive diverse che si intrecciano al punto da creare un caleidoscopico quadro di una realtà geografica davvero singolare. Ma sono anche gli eventi, sempre nuovi o rinnovati nella loro tradizione, ad accrescere la ricchezza culturale del territorio. Dall’internazionalità del celeberrimo Festival delle Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore al più giovane, ma oramai consolidato, Festival Umberto Giordano di Baveno. Cartelloni che hanno portato nel Verbano Cusio Ossola, artisti, opere, concerti e spettacoli che hanno scritto sul pentagramma della provincia azzurra una pagina della propria storia culturale.

Personaggi che si sono esibiti in un’unica performance, ma che hanno lasciato un segno indelebile: B.B. King, Ray Charles, Michel Petrucciani, solo per citarne alcuni. Maestri come Valery Giergev e Gianandrea Noseda, alla direzione di orchestre internazionali che, dai palcoscenici del Verbano Cusio Ossola, hanno fatto risuonare le note della musica classico-sinfonica. Ma anche per gli artisti, soggiornare nella provincia azzurra significa “ricaricare le batterie”: Arturo Toscanini aveva scelto l’Isolino San Giovanni quale luogo di riposo dalle fatiche delle sue tournèe. Gianni Rodari, omegnese doc, portava il Cusio nel cuore, ovunque si trovasse. Umberto Giordano aveva fatto di Villa Fedora, a Baveno, oltre che un luogo d’incontro con i suoi “colleghi”, ispirazione per le opere da lui composte.
Tra le righe e gli spazi del pentagramma si articolano le kermesse musicali, ma sulle pagine bianche vengono scritte le storie del territorio. Un panorama editoriale che si è rivelato tanto cospicuo da meritare uno spazio solo per sé: nasce così “La Fabbrica di Carta”, un evento che, ad undici anni dal suo esordio, continua a crescere articolandosi, di anno in anno, in rassegne tematiche che dimostrano una vivacità letteraria in continua evoluzione. Non meno efficace, il messaggio di un’altra rassegna che della letteratura di montagna è portavoce: LetterAltura. Un festival vero e proprio, capace di racchiudere al proprio interno, oltre alla letteratura, anche viaggi, avventura, incontri, workshop ed escursioni. Musica, editoria, cinema: a Stresa, ogni anno, trova sede il Premio Grinzane Cinema, capace di attrarre nella Perla del Lago Maggiore volti noti del grande schermo per un connubio di cultura e mondanità. Sempre a Stresa, gli Incontri cinematografici Italo Svizzeri, indirizzati ai giovani registi, con la collaborazione di “Swiss Film” e “Film commission Torino, Piemonte”. Un’altra declinazione del Premio Grinzane è quella del “giallo” che, sulle rive del Lago d’Orta, tra incontri, convegni, ospiti internazionali e riflessioni, premia in migliori autori nazionali.

ImageUn capitolo della cultura del territorio a se stante è dedicato al popolo Walser, genti di origine germanica migrata dall’alto Vallese verso l’Italia, il Liechtenstein e l’Austria. Non esiste una spiegazione condivisa sulle cause dello spostamento di questo popolo, certo è che sono molte, nel Verbano Cusio Ossola, le colonie dove i Walser si sono insediati con la loro lingua (una sorta di tedesco arcaico), la loro architettura e le loro tradizioni. Da Macugnaga, dove visitare l’antico villaggio, la casa museo e la miniera d’oro della Guia, a Salecchio, da Ornavasso a Campello Monti, senza dimenticare Agaro e Formazza, con le testimonianze della Casa Forte: tracce di una “diversità” integrata a tal punto da diventare essa stessa caratteristica dei luoghi e delle comunità.
Nel calendario degli eventi del Verbano Cusio Ossola, esplode in tutto il suo fascino, durante i festeggiamenti di San Vito, anche l’appuntamento con i Fuochi Artificiali di Omegna: uno scoppiettio di luci che illumina il golfo del Capoluogo cusiano nel mese di agosto.
La luce creata dal colore dei fiori è poi filo conduttore di due rassegne che vedono proprio nei fiori i protagonisti: il Corso Fiorito e la Mostra della Camelia, a Verbania. Due appuntamenti sinonimi della pulsante attività florovivaistica del Verbano Cusio Ossola, tanto da insignire la camelia verbanese del titolo di “fiore simbolo” dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006.
Ma una citazione è doverosa anche per la Fiera Campionaria di Arona, una tradizione espositiva che, alla soglia dei 50 anni dal suo esordio, è capace di rinnovarsi a tal punto da attrarre ogni anno migliaia di visitatori da tutto il Nord Italia

Un viaggio che si rispetti, però, non può prescindere dalla scoperta delle eccellenze enogastronomiche che, nel Verbano Cusio Ossola, vedono intrecciarsi i gusti del lago e delle vallate alpine in un “unicum” dai molti sapori: i pesci di lago, da un lato, le tradizioni di montagna che si esprimono attraverso il miele, il formaggio, i salumi, i vini, le erbe officinali dall’altro.

ImageEd un fiore all’occhiello: il Bettelmatt, un autentico outsider dei prodotti caseari in quota, tanto da meritare la corona dei “re” tra i formaggi d’alpeggio.
Il gusto come predisposizione all’accoglienza è conseguenza naturale in un contesto dove alla semplicità dei rifugi di montagna o degli agriturismo si contrappone, senza contrasto stridente, l’evidente maestosità dei grandi Alberghi del Lago Maggiore. Accoglienza e professionalità per il Turismo congressuale che, da anni, rappresenta un capitolo importante nella cultura dell’ospitalità del territorio. Aziende internazionali di ogni settore scelgono questo angolo del Piemonte Orientale quale luogo privilegiato per approfondimenti di business nei settori più diversi.
Una specificità territoriale mai banale anche nelle sue manifestazioni più semplici, come i manufatti e l’artigianato. Tipica, della Valle Strona, la lavorazione del legno. Non certo una rarità, verrebbe da pensare, visto il contesto montano. Invece, da questa semplice tradizione delle genti di montagna, in Valle ci si è creati un vero e proprio simbolo: il “pinocchio” di legno, oramai considerato il portacolori non della città di Collodi bensì di questo angolo del Cusio, patria anche del design Made in Italy. Che peraltro, nasconde un’altra “chicca” davvero inattesa ad uno sguardo superficiale: in Valle Strona, infatti, vengono prodotti artigianalmente i sassofoni più gettonati tra i professionisti mondiali del jazz e non solo.
Il viaggio nel Cusio merita però un’altra sosta, dedicata al distretto del casalingo. Oggetti di uso quotidiano presenti in tutte le cucine del mondo, da quelle delle abitazioni ai superaccessoriati centri di comando dei ristoranti. Pentole, padelle e affini che dettano le regole della praticità e del design più raffinato in un settore che trova nel Cusio il proprio motore produttivo, oltre che la tradizione delle origini.

Nel percorrere le strade del Verbano Cusio Ossola è impossibile non notare le cave, da cui vengono estratte le pietre più diverse, eppure tutte pregiate. Un esempio per tutti è la Cava di Candoglia, della “Veneranda Fabbrica del Duomo” da cui ancora oggi viene estratto il marmo con cui è stato edificato il Duomo di Milano e grazie al quale, se ne continua la conservazione ed il restauro. Da Candoglia a Milano, per il trasporto del marmo, in passato, attraverso la Toce, il Ticino ed infine i Navigli: è la VIA DEL MARMO, tradizione oggi rivissuta attraverso una manifestazione che vuole rivisitare questo antico percorso.
ImageQuesto viaggio si conclude nel modo più appagante per chi ama vivere all’aria aperta e godere della natura attraverso l’attività sportiva, partendo dagli accoglienti campeggi che, con i rifugi alpini, gli agriturismo, ed i bed and breakfast completano la ricca ricettività alberghiera ed extra-alberghiera. Perché, la possibilità di praticare qualsivoglia disciplina, da queste parti, certo non manca. Il Verbano Cusio Ossola potrebbe rappresentare una sorta di vademecum per lo sport: dalle semplici camminate lungo i sentieri escursionistici al trekking più impegnativo in quota; dal free climbing alle passeggiate a cavallo; dalla vela al canyoning; dal canottaggio al golf. Una menzione speciale meritano gli sport invernali: il comprensorio di Neveazzurra propone 150 chilometri di possibilità, anche quando la neve scarseggia, grazie al sistema di innevamento artificiale. 7 stazioni sciistiche, 50 impianti di risalita per accontentare gli amanti della discesa come del fondo, gli snowboarder come i pattinatori sul ghiaccio o gli amanti dello sci alpinismo e delle ciaspole. Insomma, un vero paradiso ove regna una sola regola: bandita la pigrizia.

Natura, arte, cultura, enogastronomia e sport: questi, i segreti di un territorio tutto da visitare.

 

 

Testi: Cristina Pettenuzzo
Immagini: Giancarlo Parazzoli

 


 





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